“Curavo mia figlia ma per la preside erano assenze ingiustificate”: il prof che ha rischiato il licenziamento
Valerio Di Stefano, 62 anni, docente di spagnolo in una scuola della provincia di Teramo, racconta a Fanpage.it la sua storia: tre giorni di permesso richiesti per accudire la figlia minorenne malata, trasformati dalla dirigente scolastica in assenze ingiustificate. Una decisione che, al quarto giorno, avrebbe potuto portare al licenziamento senza preavviso.
“Mi sono state direttamente decretate le assenze ingiustificate, ma ho vinto in Tribunale”, spiega. “La scuola voleva decurtarmi 285 euro, ma alla fine è stata l’amministrazione a pagarne 900”.
La richiesta di permesso e il “cartellino rosso” immediato
Tutto nasce da una richiesta semplice e legittima: tre giorni di permesso per motivi personali e/o familiari. “Mia figlia aveva la febbre, non potevo lasciare una minorenne da sola”, racconta Valerio. Nello scambio di mail con la dirigente, il docente aveva chiarito la situazione familiare, ma la scuola ha ritenuto la motivazione “non sufficientemente dettagliata”.
La preside ha quindi emesso direttamente un decreto di assenza ingiustificata, senza passare per il richiamo formale che permette al docente di difendersi. “È come ricevere un cartellino rosso senza passare dal giallo”, commenta.
Il Tribunale gli dà ragione: “Decreti illegittimi”
Con l’avvocata Laura Avolio, Valerio si è rivolto al Tribunale del lavoro. Il giudice ha esaminato la richiesta di permesso, le comunicazioni con la dirigente e il comportamento dell’amministrazione. La sentenza è stata chiara: i decreti di assenza ingiustificata erano illegittimi.
La scuola è stata obbligata a restituire le giornate decurtate e a pagare le spese legali.
Quali diritti sono stati violati
Il caso di Valerio non è solo una vicenda personale: mette in luce una serie di diritti fondamentali dei lavoratori della scuola che non possono essere ignorati. Ecco i principali:
- Diritto ai permessi per motivi familiari: previsti dal contratto scuola, non richiedono la descrizione dettagliata della situazione privata. La motivazione “motivi personali e/o familiari” è sufficiente.
- Diritto alla difesa nel procedimento disciplinare: prima di una sanzione, il docente deve essere formalmente contestato e messo in condizione di rispondere.
- Divieto di abuso di potere: il dirigente non può trasformare un permesso legittimo in assenza ingiustificata senza un’istruttoria adeguata.
- Tutela della genitorialità: accudire un figlio minorenne malato rientra tra le esigenze familiari tutelate dalla legge.
Il docente può agire? Sì: ecco come
Il caso di Valerio dimostra che un docente non è affatto indifeso. Quando un dirigente scolastico agisce in modo arbitrario o in violazione delle norme, esistono strumenti concreti per far valere i propri diritti:
- Ricorso al Tribunale del lavoro: come ha fatto Valerio, è il mezzo più efficace per contestare sanzioni illegittime.
- Richiesta di accesso agli atti: permette di verificare se la scuola ha seguito la procedura corretta.
- Segnalazione all’Ufficio Scolastico Regionale: in caso di comportamenti reiterati o abuso di potere.
- Tutela sindacale: utile per supporto immediato e per evitare che il docente affronti da solo la pressione gerarchica.
In alcuni casi, se il comportamento del dirigente è sistematico e lesivo della dignità professionale, può configurarsi anche un danno d’immagine o da stress lavorativo, risarcibile in sede civile.
“Conoscete i vostri diritti”
Valerio lancia un messaggio ai colleghi: “Molti docenti firmano il contratto senza sapere cosa prevede. Bisogna conoscere i propri diritti, perché nessuno li difenderà al posto nostro”.
Una storia che ricorda quanto sia fragile l’equilibrio tra potere dirigenziale e tutela dei lavoratori, e quanto sia necessario che la scuola resti un luogo di legalità, rispetto e trasparenza.
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