Torre del Greco – La storia di Andrea Visciano, 26 anni, non è un racconto costruito per suscitare commozione, ma un caso emblematico di inclusione possibile. Un percorso che intreccia tecnologia, determinazione e diritti, culminato nella laurea in Scienze della Comunicazione, indirizzo Digital Marketing, conseguita nei giorni scorsi.
Un traguardo che va oltre l’accademico
Per Andrea, nato con una grave disabilità motoria che gli impedisce di parlare e muoversi autonomamente, il titolo universitario rappresenta molto più di un risultato accademico. È l’esito di un impegno quotidiano condotto con pazienza e rigore, in condizioni che rendono ogni attività – dalle lezioni alla preparazione degli esami – un esercizio di resistenza e concentrazione.
In un contesto sociale che spesso misura il valore delle persone sulla base delle capacità fisiche, il suo percorso ribalta la prospettiva: la mente di Andrea è lucida, attiva, curiosa, e ha trovato nella tecnologia un alleato decisivo.
In un contesto sociale che spesso misura il valore delle persone sulla base delle capacità fisiche, il suo percorso ribalta la prospettiva: la mente di Andrea è lucida, attiva, curiosa, e ha trovato nella tecnologia un alleato decisivo.
La tecnologia che diventa voce
Il punto di svolta è rappresentato dal comunicatore oculare, un dispositivo che traduce i movimenti degli occhi in parole. Grazie a questo strumento, Andrea ha potuto seguire le lezioni, interagire con i docenti e, soprattutto, discutere la sua tesi di laurea.
Durante la seduta, le sue risposte proiettate sullo schermo hanno trasformato il silenzio in dialogo. La commissione ha potuto ascoltare – attraverso la tecnologia – una voce che non passa dalle corde vocali, ma dallo sguardo. Un momento che ha evidenziato come la comunicazione possa assumere forme diverse, senza perdere efficacia.
Durante la seduta, le sue risposte proiettate sullo schermo hanno trasformato il silenzio in dialogo. La commissione ha potuto ascoltare – attraverso la tecnologia – una voce che non passa dalle corde vocali, ma dallo sguardo. Un momento che ha evidenziato come la comunicazione possa assumere forme diverse, senza perdere efficacia.
Accessibilità come diritto, non concessione
La vicenda di Andrea richiama l’attenzione sul ruolo della tecnologia come strumento di emancipazione. Senza un supporto adeguato, il suo percorso universitario sarebbe stato quasi impraticabile. Con gli strumenti giusti, invece, è diventato possibile.
Il suo caso sottolinea un principio fondamentale: l’inclusione non è un atto di benevolenza, ma un dovere delle istituzioni e della società. Le persone con disabilità non chiedono privilegi, ma condizioni che permettano loro di esprimere competenze e potenzialità.
Il suo caso sottolinea un principio fondamentale: l’inclusione non è un atto di benevolenza, ma un dovere delle istituzioni e della società. Le persone con disabilità non chiedono privilegi, ma condizioni che permettano loro di esprimere competenze e potenzialità.
Un messaggio che riguarda tutti
La laurea di Andrea è un segnale forte rivolto al mondo della scuola, dell’università e delle politiche sociali. Ricorda che il talento non coincide con la performance fisica e che le barriere più difficili da superare non sono quelle architettoniche, ma quelle culturali.
Il suo percorso dimostra che la disabilità non è sinonimo di rinuncia. Con il supporto della tecnologia e di una rete di sostegno, ciò che appare irraggiungibile può diventare concreto.
Il suo percorso dimostra che la disabilità non è sinonimo di rinuncia. Con il supporto della tecnologia e di una rete di sostegno, ciò che appare irraggiungibile può diventare concreto.
Una storia che cambia lo sguardo
Raccontare storie come quella di Andrea significa contribuire a una narrazione più corretta e rispettosa della disabilità. Dietro ogni dispositivo assistivo, dietro ogni carrozzina, c’è una persona con aspirazioni e diritti.
La sua laurea è una vittoria silenziosa ma significativa, che invita a guardare oltre la condizione fisica e a riconoscere la persona. Un invito che riguarda tutti: istituzioni, comunità educante e società civile.
La sua laurea è una vittoria silenziosa ma significativa, che invita a guardare oltre la condizione fisica e a riconoscere la persona. Un invito che riguarda tutti: istituzioni, comunità educante e società civile.
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