Testimonianze, documenti e proteste: cosa sta accadendo all’Istituto Comprensivo Alberto Mario e perché il caso rischia di esplodere come quello dell’IC 88 De Filippo.
NAPOLI — All’Istituto Comprensivo Alberto Mario la parola che circola tra corridoi, chat dei genitori e gruppi del personale è una sola: paralisi. Una paralisi che, secondo decine di testimonianze raccolte nelle ultime settimane, avrebbe compromesso il funzionamento ordinario della scuola, generando un clima di sfiducia e tensione crescente. Il caso è emerso pubblicamente dopo la diffusione di video, segnalazioni e un presidio di protesta davanti ai cancelli.
Le criticità denunciate non riguardano episodi isolati, ma un modello gestionale ritenuto inefficace. Al centro delle contestazioni c’è la comunicazione interna, descritta dai genitori come “caotica” e “contraddittoria”. Messaggi inviati in orari serali o festivi, informazioni considerate imprecise, comunicazioni ritirate e corrette più volte. Una rappresentante dei genitori, Maria Rosaria Baldi, parla apertamente di “grave paralisi gestionale ed organizzativa”. Una definizione che sintetizza il malessere di un’intera comunità.
A questo si aggiungono problemi strutturali: servizi igienici privi di materiali essenziali come carta, acqua e sapone. “Non è solo un disagio”, affermano alcuni genitori, “è una violazione della dignità dei bambini”. La scuola, che dovrebbe essere un presidio di sicurezza e normalità, viene descritta come un luogo dove l’ordinario diventa emergenza.
Il timore più immediato riguarda il futuro dell’istituto. Con le iscrizioni di gennaio alle porte, molte famiglie temono un calo significativo delle domande, con il rischio concreto di un ridimensionamento della scuola. Un danno che non colpirebbe solo l’Alberto Mario, ma l’intero territorio che da anni si affida a questo presidio educativo.
La protesta ha raggiunto anche il livello istituzionale. L’onorevole Flora Frate, già componente della Commissione Cultura della Camera, ha richiamato l’attenzione sul concetto di fiducia: la scelta della scuola, ha dichiarato, è “l’atto di fiducia più importante e profondo che un genitore compie”. Per questo, ha definito “impensabile” che le famiglie debbano temere luoghi e figure che dovrebbero rappresentare sicurezza e stabilità. Frate ha chiesto un intervento tempestivo del Ministero dell’Istruzione e ha sottolineato la necessità di tutelare i genitori che hanno deciso di esporsi pubblicamente.
Il caso dell’Alberto Mario non è isolato. Si inserisce in un quadro più ampio di criticità che attraversano molte scuole italiane, soprattutto nei grandi centri urbani, dove autonomia scolastica, responsabilità dirigenziale e dialogo con le famiglie spesso faticano a trovare un equilibrio. Ma c’è un precedente recente che offre un punto di riferimento: la mobilitazione delle mamme dell’IC 88 De Filippo. Anche lì, una comunità esasperata aveva denunciato disservizi e mancanza di ascolto. Anche lì sembrava impossibile ottenere un cambiamento. Eppure, attraverso una protesta organizzata, documentata e determinata, le famiglie sono riuscite a ottenere un intervento istituzionale e un cambio di rotta.
Quel caso dimostra che la partecipazione attiva delle famiglie può incidere, può smuovere, può costringere le istituzioni a guardare dove per troppo tempo non hanno guardato. È un precedente che oggi molti genitori dell’Alberto Mario osservano con attenzione, nella speranza che anche la loro voce possa essere ascoltata.
La vicenda resta aperta. Le famiglie chiedono verifiche, risposte e un ripristino della normalità gestionale. Chiedono una scuola che funzioni, che comunichi, che garantisca servizi essenziali. Chiedono, in definitiva, ciò che dovrebbe essere scontato: un luogo sicuro, inclusivo, affidabile.
Una richiesta semplice, ma urgente. Una richiesta che oggi attende ancora una risposta.
Tags:
Notizie