“Dis Hub”, al Maschio Angioino nasce un laboratorio che prova a cambiare la narrazione sulla disabilità

Nella cornice imponente dell’Antisala dei Baroni, al Maschio Angioino, è stato presentato “Dis Hub”, un progetto che ambisce a scardinare una delle barriere più resistenti: quella culturale. Non un’associazione di facciata, non l’ennesimo contenitore di buone intenzioni, ma – nelle intenzioni dei promotori – un laboratorio che vuole ripensare il modo in cui la società guarda alla disabilità.

Antisala dei baroni - maschi angioino
Antisala dei baroni - maschi angioino

A promuoverlo è un gruppo di imprenditori napoletani – Giorgio Bruno, Ezia Russo, Sabrina Di Dato, Marco Iacolare, Mattia Sbrescia, Stefano Marotta, Antonio Del Prete e Loredana Russo – che ha scelto di mettere competenze e reti professionali al servizio di un obiettivo dichiarato: spostare la disabilità dal recinto del pietismo a quello del valore.

L’idea di fondo è semplice e radicale allo stesso tempo: la vera disabilità, spesso, è quella culturale. Quella che infantilizza, che riduce le persone a “eterni bambini”, che preferisce la distanza alla conoscenza. “Dis Hub” nasce per provare a incrinare questo schema, puntando su tre assi concreti:

  • Lavoro vero: opportunità professionali reali, non attività “occupazionali” travestite da inclusione.
  • Autonomia: strumenti e percorsi che permettano alle persone di gestire la propria vita quotidiana.
  • Vita piena: parlare senza tabù di sentimenti, desideri, sessualità, ambizioni.

Una visione che prova a superare la beneficenza tradizionale, spesso più rassicurante per chi la fa che utile per chi la riceve. Qui, almeno nelle intenzioni, si punta a costruire un luogo dove la disabilità non sia un tema da trattare “con delicatezza”, ma una realtà da affrontare con competenza, rispetto e coraggio.

All’incontro ha partecipato anche Roberto Pafundi, già direttore del coordinamento metropolitano INPS Napoli, a testimonianza di un dialogo che – se coltivato – potrebbe aprire spazi istituzionali oggi ancora troppo stretti.

Resta ora da vedere se “Dis Hub” saprà davvero trasformare la retorica dell’inclusione in pratiche quotidiane. Perché la sfida non è solo raccontare un futuro possibile, ma costruirlo insieme alle persone che quel futuro lo vivono sulla propria pelle.

Salvatore Cocchio

Giornalista pubblicista. Scrive di giornalismo sociale, disabilità e diritti dei bambini fragili.

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